SANIFICAZIONE, LE INDICAZIONI DELL’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ

Appena uscito il nuovo rapporto che offre indicazioni precise su procedure, sistemi e altre tecnologie utilizzabili per la sanificazione degli ambienti di strutture non sanitarie. Recenti studi scientifici evidenziano che le modalità di trasmissione del virus avviene in particolare per via aerea piuttosto che attraverso il contatto con le superfici; pertanto, il Rapporto suggerisce di prestare maggiore attenzione alla sanificazione dell’aria e dell’ambiente. Per informazioni: Ufficio Igiene&Sicurezza (Ing. Elisa Poggiali)  tel 393 9030584 email e.poggiali@confcommercio.firenze.it 

L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha diffuso un nuovo rapporto con cui aggiorna le indicazioni sulla sanificazione di superfici e ambienti interni a strutture non sanitarie, come ad esempio pubblici esercizi e aziende in genere, ai fini della prevenzione antiCovid.   

Visto che l’emergenza pandemica non può ancora dirsi conclusa, si consiglia di esaminare con attenzione il rapporto (scaricabile integralmente qui

 

Il documento, sulla base delle più recenti evidenze scientifiche relative alla trasmissione del virus, presenta procedure, sistemi e altre tecnologie utilizzabili per la sanificazione degli ambienti di strutture non sanitarie, compreso il miglioramento della qualità dell’aria. Per i diversi sistemi vengono inoltre descritti gli aspetti tecnico-scientifici, l’ambito normativo e il pertinente uso. 

 

Nelle imprese, negli esercizi commerciali, nei servizi e luoghi aperti al pubblico deve essere assicurata, ove prevista, la sanificazione periodica dei locali, degli ambienti interni e di altre aree ad essi connessi. Inoltre, le imprese, in ottemperanza alle indicazioni del Ministero della Salute secondo le modalità ritenute più opportune, possono organizzare interventi specifici/periodici di pulizia (DPCM 2 marzo 2021). 

 

Analogamente a quanto indicato nel precedente Rapporto ISS n. 25/2020, viene confermato che con il termine sanificazione si intende, relativamente al COVID-19, il “complesso di procedimenti e operazioni atti a rendere sani determinati ambienti mediante l’attività di pulizia e/o di disinfezione ovvero mediante il controllo e il miglioramento delle condizioni del microclima per quanto riguarda la temperatura, l’umidità e la ventilazione ovvero per quanto riguarda l’illuminazione e il rumore”. 

 

I sistemi descritti nel Rapporto rappresentano solo alcuni tra quelli disponibili e non devono essere intesi come raccomandati; qualora siano utilizzati, dovranno sempre rispondere ai requisiti fondamentali sulle caratteristiche funzionali richieste, nonché ai requisiti generali richiamati per la progettazione e la costruzione, in conformità alle norme tecniche armonizzate. 

 

Sulla base dell’evoluzione delle conoscenze e della comprensione dei meccanismi di trasmissione del SARS-CoV-2, gli organismi internazionali riconoscono nella trasmissione per via aerea una modalità significativa di diffusione del virus. È stato evidenziato che il rischio di contagio attraverso i droplet (goccioline) o attraverso la via aerea prevale rispetto a quello mediante contatto con le superfici o oggetti contaminati. 

 

Le attuali evidenze scientifiche suggeriscono poi che la trasmissione attraverso le superfici contaminate non contribuisce in maniera prevalente alle nuove infezioni. I contributi relativi all’inalazione del virus e alla deposizione dello stesso sulle mucose rimangono non quantificati e, ancor oggi, difficili da stabilire. 

 

La modalità di trasmissione è allo stato attuale quindi più focalizzata sulla via aerea piuttosto che attraverso il contatto con le superfici; pertanto, il Rapporto suggerisce di prestare maggiore attenzione sugli aspetti riguardanti la sanificazione dell’aria e dell’ambiente, in associazione con le misure raccomandate dalle disposizioni vigenti in relazione alla situazione pandemica. 

 

Viene poi evidenziato che i principi attivi maggiormente utilizzati nei prodotti disinfettanti autorizzati a livello nazionale ed europeo sono l’etanolo e altri alcoli, i sali di ammonio quaternario ammonio, il cloruro, il perossido d’idrogeno e il sodio ipoclorito. 

 

Le concentrazioni da utilizzare e i tempi di contatto da rispettare per ottenere un’efficace azione disinfettante sono dichiarati sull’etichetta apposta sui prodotti disinfettanti stessi, sotto la responsabilità del produttore.

Si riporta, di seguito, una sintesi: 

  • Superfici in pietra, metalliche o in vetro escluso il legno: usare detergente neutro e disinfettante virucida - sodio ipoclorito 0,1% o etanolo (alcol etilico) al 70% o altra concentrazione, purché sia specificato virucida 
  • Superfici in legno: usare detergente neutro e disinfettante virucida (contro i virus) a base di etanolo (70%) o ammoni quaternari (es. cloruro di benzalconio; DDAC) 
  • Servizi: pulizia con detergente e disinfezione con disinfettante a base di sodio ipoclorito almeno allo 0,1% 
  • Tessili (es. cotone, lino): lavaggio con acqua calda (90°C) e normale detersivo per bucato; in alternativa: lavaggio a bassa temperatura con candeggina o altri prodotti disinfettanti per il bucato.

Quando l’etichetta indica che il disinfettante è “destinato a utilizzatori professionali” il prodotto deve essere usato solo da questa categoria di utenti con adeguata formazione, esperienza specifica e conformemente alla normativa applicabile. Sull’etichetta di tali prodotti devono essere apposte le indicazioni riguardanti le modalità, la frequenza e la dose d’uso specifica. Usi non autorizzati si configurano come usi impropri, pertanto è bene attenersi rigorosamente a quanto indicato in etichetta. 

 

È buona norma procedere frequentemente e accuratamente alla sanificazione (pulizia e/o disinfezione) degli ambienti, operazioni che devono essere più accurate e regolari per superfici ad alta frequenza di contatto (es. maniglie, superfici dei servizi igienici, superfici di lavoro, cellulare, tablet, PC, occhiali, altri oggetti di uso frequente).

 

L’utilizzo dei prodotti disinfettanti deve essere sempre effettuato nel rispetto delle avvertenze riportate in etichetta o nella scheda dati di sicurezza ed è fondamentale non miscelare prodotti diversi per evitare la formazione di sostanze pericolose. 

Quando l’attività di sanificazione (pulizia e/o disinfezione) è effettuata in proprio (ovvero non usufruendo di una ditta specializzata), il datore di lavoro deve garantire che nell’utilizzo dei prodotti siano rispettati gli obblighi previsti dal D.lgs. 81/2008. In particolare, i lavoratori individuati per le attività di pulizia e/o disinfezione devono essere adeguatamente informati e formati in merito ai pericoli dei prodotti da utilizzare e alle corrette procedure per il loro impiego. 

 

Nello specifico, i prodotti da utilizzare per tali attività possono essere: 

A. prodotti a uso non professionale e, in tal caso, il datore di lavoro e il personale incaricato per le attività (di pulizia, disinfezione e sanificazione) devono operare dopo aver letto attentamente le etichette e i fogli illustrativi che accompagnano i prodotti e seguire le indicazioni riportate in etichetta; 

B. prodotti a uso professionale e, in questo caso, la dicitura “Solo per uso professionale” è espressamente indicata in etichetta. Per questi prodotti valgono le stesse disposizioni relative ai prodotti a uso non professionale e quindi occorre leggere attentamente l’etichetta, la scheda tecnica contenente i Dati di Sicurezza (SDS) e devono essere applicate le disposizioni di cui al d. lgs. 81/2008.

 

 

Misure per il controllo e il miglioramento delle condizioni del microclima per quanto riguarda la temperatura, l’umidità e la ventilazione 

Dalla recente letteratura scientifica si evince che il numero di contagi all’aperto risulta trascurabile rispetto alla trasmissione negli ambienti chiusi; inoltre, poiché la trasmissione del contagio attraverso superfici presenta una probabilità di accadimento molto bassa, è indispensabile realizzare prioritariamente interventi di mitigazione relativamente alla trasmissione aerea del SARS-CoV-2 negli ambienti chiusi sulla base della valutazione e gestione del rischio.

 

 

Gestione dei rifiuti prodotti nell’ambito delle operazioni di sanificazione 

Nelle operazioni di pulizia, igienizzazione e disinfezione effettuate in ambienti lavorativi (ambienti non sanitari) ove non abbiano soggiornato soggetti COVID-19 positivi accertati, e finalizzate quindi alla prevenzione della diffusione dell’infezione COVID-19, i rifiuti prodotti, quali ad esempio stracci, panni spugna, carta, guanti monouso, mascherine, ecc., dovranno essere conferiti preferibilmente nella raccolta indifferenziata come “rifiuti urbani non differenziati (codice CER 20.03.01)”. 

Le raccomandazioni comportamentali a scopo precauzionale per la gestione di tali rifiuti prevedono di: 

  • - utilizzare sacchi di idoneo spessore utilizzandone eventualmente due, uno dentro l’altro, se si hanno a disposizione sacchi di bassa resistenza meccanica; 
  • - evitare di comprimere il sacco durante il confezionamento per fare uscire l’aria; 
  • - chiudere adeguatamente i sacchi; 
  • - utilizzare DPI monouso per il confezionamento dei rifiuti e la movimentazione dei sacchi; 
  • - lavarsi accuratamente le mani al termine delle operazioni di pulizia e confezionamento rifiuti, anche se tali operazioni sono state eseguite con guanti. 

Gli altri rifiuti prodotti nell’ambito della normale attività dell’azienda, e che sono gestiti come rifiuti speciali o speciali pericolosi, devono essere classificati e gestiti secondo le modalità previste dalle disposizioni vigenti.

 

 

Altri sistemi per la sanificazione/disinfezione 

Procedure diverse dall’uso di prodotti/disinfettanti chimici possono essere adottate in funzione del tipo di applicazione ove, ad esempio, non sia possibile utilizzare i prodotti chimici. Si riportano di seguito indicazioni sui sistemi utilizzati più di frequente.

 

 

Trattamento mediante ozono 

Come per molti altri prodotti usati nella disinfezione, non esistono informazioni specifiche validate sull’efficacia contro il SARS COV-2. Di contro sono disponibili diversi studi che ne supportano l’efficacia virucida in ambienti sanitari e non. Anche a basse concentrazioni, con elevata umidità, l’ozono ha una elevata azione disinfettante virucida in aria. 

 

 

Impatto dell’ozono su materiali e attrezzature presenti negli ambienti di lavoro

L’ozono è un forte agente ossidante, pertanto può danneggiare sia dal punto di vista funzionale che estetico (colore, resistenza, durata, ecc.) materiali e attrezzature presenti nei luoghi di lavoro, creando nuovi rischi in relazione alla alterata funzionalità delle attrezzature di lavoro o generando costi aggiuntivi per le aziende in relazione alla necessità di ripristinare/sostituire i materiali o le attrezzature danneggiate. 

Ai fini dell’uso sicuro di ozono in ambienti lavorativi, è necessario predisporre idonee misure di prevenzione e protezione di tipo tecnico e organizzativo che includono DPI. Complessivamente, tali misure devono riguardare sia gli operatori addetti al trattamento (lavoratori professionali che sono sottoposti a piani di sorveglianza sanitaria dedicata, formazione specifica sulle caratteristiche e sull’utilizzo dell’ozono, dotazione di DPI in caso di interventi) sia, ove necessario, i lavoratori che prestano la propria attività in ambienti che sono stati trattati con l’ozono. 

Tenuto conto della pericolosità connessa all’uso dell’ozono, come già sottolineato, il trattamento degli ambienti deve avvenire in assenza di personale. Pertanto, in linea generale, l’uso di DPI è limitato a eventuali situazioni di emergenza in cui sia necessario accedere agli ambienti in corso di trattamento e, quindi, con presenza di concentrazioni pericolose di ozono nell’aria. Oltre ai DPI per la protezione delle mani (guanti), del corpo (tute di protezione chimica) e degli occhi (occhiali a maschera), sono di fondamentale importanza i dispositivi di protezione delle vie respiratorie. 

Alla luce delle informazioni disponibili, l’applicazione dell’ozono per la sanificazione può essere utile in diversi contesti ambientali. Tuttavia, in relazione alle sue proprietà pericolose e ai rischi associati, i generatori di ozono vanno utilizzati previa opportuna valutazione del rischio, adottando adeguate misure organizzative in modo da effettuare in totale sicurezza il processo di sanificazione. 

In generale, deve essere evitata la pratica di rientrare nelle aree trattate entro un determinato periodo di tempo dalla fine dell’ozonizzazione, in assenza di certezza di ripristino delle condizioni di sicurezza. Il rientro di operatori e astanti dovrà essere consentito non prima di almeno 2 ore. Se possibile, è preferibile eseguire i trattamenti nelle ore notturne in modo che alla ripresa del lavoro la quantità di ozono ambientale sia entro i limiti di sicurezza sanitaria.

 

 

Trattamento mediante purificatori/ionizzatori 

Nell’ambito dell’emergenza COVID-19 si è assistito ad un aumento di proposte di sistemi/apparecchi di vario tipo con l’obiettivo di associare la filtrazione/purificazione dell’aria con la sanificazione degli ambienti comprese le superfici. Sono disponibili in commercio numerose tipologie di purificatori d’aria che possono o meno associare filtri di vario tipo. 

Va comunque evidenziato che l’aria di ricircolo filtrata non sostituisce in nessun caso i ricambi dell’aria con aria esterna. 

I purificatori dell’aria con filtro se utilizzati correttamente, i filtri dell’aria e i filtri HVAC (Heating, Ventilation and Air Conditioning) possono aiutare a ridurre la presenza di contaminanti atmosferici, inclusi i virus, presenti in ambienti interni. La capacità filtrante è dichiarata dal produttore sulla base di indicatori standard. 

Per i purificatori d’aria in ambiente domestico, è stato scientificamente accertato come questi sistemi non siano sufficienti da soli per proteggere le persone dal SARS-CoV-2. Inoltre, per ridurre i rischi di trasmissione attraverso la via aerea, il flusso d’aria filtrata deve essere diretto in modo che non passi direttamente da una persona all’altra. 

 

 

Purificatori/ionizzatori 

L’efficacia di tali sistemi può essere verificata utilizzando, come riferimento, norme proprie del “mondo” disinfettanti. Tra queste, può essere richiamata la norma EN17272 (“Disinfettanti chimici e antisettici - Metodo per la disinfezione ambientale mediante processi automatici - Determinazione dell’attività battericida, micobattericida, sporicida, fungicida, lieviticida, virucida e fagocida”) che riguarda specificamente la disinfezione di superfici non porose per disinfettanti diffusi nell’ambiente indoor mediante processi automatici. 

La corretta applicazione di tale norma consentirebbe di valutare l’efficacia contro numerosi target (batteri, fungi, virus, spore, ecc.), fornendo anche evidenze sperimentali relativamente ai diversi parametri (volume degli ambienti, tempo di utilizzo, ecc.) necessari a determinare l’efficacia di ogni apparecchio. 

I dispositivi in commercio per la verifica della capacità abbattente nei confronti dei microorganismi dovrebbero fornire una serie di informazioni, quali ad esempio le condizioni di utilizzo, l’influenza sull’efficacia della distanza dalla sorgente di emissione, il volume massimo trattabile (espresso in m3) con ciascun apparecchio, anche in dipendenza dell’eventuale ricambio di aria (finestre e/o porte aperte o altri sistemi), presenza di persone, arredamento, ecc.) In ambienti di grandi dimensioni nei quali siano presenti sistemi con filtri HVAC va considerata la possibilità di utilizzare filtri con efficienza più alta oppure effettuare un’integrazione con purificatori di aria portatili.

 

 

Trattamento con vapore 

Esistono numerosi apparecchi in commercio che utilizzano tale principio, adatto particolarmente per la disinfezione di superfici porose (abbigliamento, arredi in tessuto, ecc.), ma anche applicabile a quelle non porose. 

In entrambi i casi, al fine di assicurare la necessaria efficacia, devono essere specificate almeno le condizioni minime necessarie per le diverse tipologie di superfici: velocità di passaggio con il getto di vapore, numero di passaggi, distanza dalla superficie da trattare. 

Tali informazioni dovrebbero essere disponibili e di facile comprensione nelle istruzioni per l’utilizzo dei generatori di vapore, dato che questi possono essere utilizzati, come già avviene, anche da parte del pubblico. Particolarmente nel caso che il vapore sia utilizzato su grandi quantità di materiale (es. negozi di abbigliamento) e/o per periodi continuativi di tempo abbastanza lunghi, l’uso di vaporizzatori dovrebbe essere effettuato in locali separati, da ventilare abbondantemente dopo l’applicazione del vapore, al fine di evitare il trasferimento di eventuali contaminanti dai tessuti trattati all’operatore mediante aerosol. 

 

 

INFORMAZIONI:

UFFICIO IGIENE&SICUREZZA CONFCOMMERCIO FIRENZE

(Ing. ELISA POGGIALI)

TEL. 393 9030584

EMAIL e.poggiali@confcommercio.firenze.it 

 

 

SCARICA IL RAPPORTO ISS N. 12/2021: “Raccomandazioni ad interim sulla sanificazione di strutture non sanitarie nell’attuale emergenza Covid-19: ambienti e superfici”